FEDERICA MIGNACCA: "IO HO L'ENDOMETRIOSI"

Sono Federica, ho 26 anni e da quando avevo 9 anni sono diventata DONNA. Ho sempre pensato che essere donna implicava avere maggiori responsabilità nei confronti di me stessa e del mondo che mi circondava, ho iniziato da allora a creare ancor di più una mia coscienza ed è per questo che, nonostante per ora non soffra più di endometriosi, decido comunque di riportare la mia storia, lo devo a me, a tutte le donne che ho conosciuto in questo percorso  e lo devo soprattutto alla mia coscienza di essere umano, la coscienza di una persona che spera ancora di vivere in un Paese civile che rispetta i diritti dei propri cittadini. Avevo 9 anni e frequentavo la quarta elementare, fin da subito ho sofferto di dolori fortissimi, febbre, vomito e mal di testa fortissimo che mi costringevano a temere il primo giorno del ciclo. Nonostante i dolori di entità minore durante il resto del mese mi ostinavo a pensare, così come mi era stato anche diagnosticato, che era “solamente” dovuto a qualche mia motivazione psicologica. Ricordo con rabbia i medici che spiegavano a mia madre che probabilmente avevo una soglia del dolore molto bassa, le gite a cui ho rinunciato, le chiamate a casa dalla scuola elementare, media e superiore in cui spiegavo a mia madre che stavo troppo male e che mi sentivo svenire. Ricordo le mie compagne che non capivano. Ricordo con rabbia i moltissimi antidolorifici presi per fare una vita normale, alcuni molto forti: i dolori allo stomaco, il senso di frustrazione al quale non mi sono mai rassegnata dopo i tanti specialisti consultati, dopo i dolori nell’atto sessuale che mi demoralizzavano, che mi facevano stare male nei confronti del mio partner. L’incapacità di spiegare ciò che neppure sapevo di avere. Comincio per questo a fare delle indagini per conto mio, consulto siti di medicina anche americani con vocabolario alla mano, cercando di capire se a tutto questo c’era una spiegazione. La svolta, se così si può chiamare, ci fu quando consultando un sito scopro di questa malattia e mi reco presso un consultorio a L’Aquila, città dove studiavo all’università, per fare una visita e chiedere se avessi questa malattia. La dottoressa, mi chiese se volevo essere per forza malata;  io ero offesa, volevo solo capire cosa avesse il mio corpo, perché dovevo soffrire così tanto per essere donna. Perché lo sei a prescindere, lo sei anche molto di più. Incredula, mi diagnostica l’endometriosi con una cisti di 8 cm e mi spiega che molto probabilmente avrei dovuto subire un’operazione con relativa asportazione dell’ovaio sinistro. Mia madre aspettava fuori, esco e le riporto tutto, era sconvolta, ci siamo chieste per l’intero pomeriggio il perché di questa ingiustizia data la nostra continua attenzione al problema. A Maggio 2008 effettuo la prima operazione e segue una cura di enantone per sei mesi che avrebbe dovuto mettere a risposo le ovaie. Nonostante questo, per 4mesi su 6 ho avuto normale ciclo. Riporto queste informazioni e nessun medico crede siano vere. Dopo 5 mesi vado alla visita di controllo, altre due cisti di circa 3 e 5 cm e il medico a cui mi ero affidata mi dice che non aveva mai visto, in sede di operazione, una cosa del genere e che non sapeva cosa fare oltre ad asportare la cisti. Mi ha consigliato di rivolgermi altrove. Intanto un altro evento sconvolge la mia vita, il terremoto dell’Aquila e mi trasferisco a Roma. Una sera ho un malore, dopo mesi e mesi di piccoli dolori continui, mi reco in un ospedale a Roma. Resto lì l’intera notte. Il giorno successivo, dopo diversi accertamenti il medico mi consiglia di rivolgermi ad uno specialista dotato di un team che conoscesse la malattia e potesse intervenire su più organi. Prendo contatti con un affermato medico a Roma e dopo diversi esami come tac con contrasto - che ho avuto molte difficoltà a fare pubblicamente in tempi brevi ( dato che  non ho alcun priorità o agevolazione) - mi parla di un endometriosi aggressiva, molto forte, con ovaie, utero e intestino con aderenze. Il mio dolore era provocato anche da una quasi ostruzione intestinale dovuta alle aderenze. Il mio medico mi spiegò che l’intervento non sarebbe stato risolutivo, sarebbe potuta tornare e che avrei dovuto pensare ad un figlio il prima possibile perché per me avrebbero potuto esserci poche probabilità  nonostante l’età giovanile. Dopo l’operazione ho dovuto cambiare il mio regime alimentare,ho dovuto avere a che fare con questa paura che mi perseguita, ho dovuto spiegare ai compagni che si sono succeduti cosa fosse, avere la paura di sapere quando dirlo e come dirlo, spiegare le problematiche future che possono spaventare l’altro, sapere che peso dare, decidere il tono, sapere qual è quello giusto dato che non ho ancora provato ad avere un bambino. Mi sono ritrovata spesso persone abbastanza disinformate anche per quanto riguarda amiche e conoscenti. Credo che non si debba avere paura così tanto di una malattia, che non ci si debba sentire così sola,senza diritti. Delle volte penso che se dovesse tornare, sarei sola anche per quanto riguarda l’ambito lavorativo. Credo si debba fare nuova formazione, che si debba ideare una campagna informativa che arrivi maggiormente alle ragazze, anche nelle scuole. Penso che se l’avessi capito prima, se qualche medico 10 anni fa me l’avesse diagnosticata forse avrei un ovaio più grande e non avrei passato tutto questo. Credo che non sia giusto che l’abbia dovuto scoprire da sola, credo che in un certo senso è scattato il desiderio di stare meglio, cercare e di capire; ho tentato di salvarmi, ho dovuto salvarmi nella mia condizione umana e psicologica e ora che ne sono fuori, spero non torni più, ma decido di scrivere la mia storia e SALVARCI ANCORA!