Trattamento multimodale della fibromialgia di Filippo Ongaro

Trattamento multimodale della fibromialgia di Filippo Ongaro CATEGORIE: Medicina preventiva Quando si trovano a dover trattare pazienti affetti da Fatica Cronica (FC) o Fibromialgia (FM) i medici sono spesso confusi e siccome fanno fatica a comprendere cosa sta accadendo da un punto di vista fisiopatologico, tendono a collegare tali manifestazioni alla sfera psichica. Ciò non solo è scorretto da un punto di vista scientifico ma diminuisce drasticamente la possibilità di guarigione delle tante persone affette. FC e FM , che colpiscono quattro volte di più le donne, sono associate ad una serie complessa di anomalie fisiologiche che possono essere comprese e trattate soltanto abbandonando l’approccio sintomatologico che interviene con un farmaco diverso per ciascun sintomo e passando invece ad un approccio multimodale e sistemico che tenta di eliminare le cause stesse del problema. Questo approccio sta progressivamente diventando lo standard nella cura sia della FC che della FM. Cosa sono fibromialgia e fatica cronica La FM viene diagnosticata quando un paziente presenta dolori continui per almeno tre mesi e dolore alla palpazione su 11 di 18 punti di stimolazione. Questi criteri sono stati criticati perchè non tengono in considerazione altri sintomi caratteristici come la stanchezza, i disturbi del sonno e le disfunzioni cognitive. La FC cronica viene invece diagnosticata quando un paziente presenta fatica che non migliora con il sonno e che interferisce con l’attività quotidiana per oltre il 50% del tempo per almeno sei mesi. Il paziente deve presentare anche quattro o più dei seguenti sintomi: disfunzione cognitiva, mal di gola, dolore articolare, dolore muscolare, mal di testa, sonno non riposante e malessere dopo sforzo. Come si vede i sintomi di FM e FC sono simili e in effetti vari studi hanno dimostrato che le due malattie sono associate nel 50-70% dei casi. Da un punto di vista fisiopatologico i due fenomeni sono quindi certamente associati e coinvolgono: • Disfunzioni ipotalamo-ipofisarie • Disfunzioni immunitarie • Disordini del sonno • Disfunzioni mitocondriali • Disfunzioni endocrine • Difetti di coagulazione • Infezioni croniche Inoltre FM e FC hanno un forte legame eziologico con lo stress che è allo stesso tempo causa e conseguenza della malattia. Il medico tradizionalmente interviene cercando di contenere i diversi sintomi presenti sia nella FM che nella FC finendo così con il prescrivere una moltitudine di farmaci. I più frequentemente usati sono: anti-infiammatori, mio-rilassanti, anti-depressivi e benzodiazepine. Sebbene tentare di stabilizzare il paziente abbia senso, nessuno di questi farmaci va ad agire sulle cause della FM e della FC e può dare invece importanti effetti indesiderati tra cui l’assuefazione. Per questo motivo sempre più medici seguono un approccio integrato, chiamato multimodale che viene descritto qui di seguito. Ottimizzazione della funzionalità mitocondriale I mitocondri sono banalmente descritti come le centrali energetiche dell’organismo e quindi quando non lavorano in modo efficiente causano un deficit energetico nell’organismo che deve utilizzare costantemente il metabolismo anaerobico con produzione di acido lattico. Questo causa affaticamento e dolore muscolare, in modo simile a ciò che accade dopo uno sforzo intenso ma anche mancanza di concentrazione, cefalea e disturbi gastrointestinali. La funzionalità mitocondriale può essere compromessa da molti fattori tra cui tossine ambientali, pesticidi, infezioni croniche, neurotossine, carenze ormonali e nutrizionali. A loro volta dei mitocondri che funzionano poco e male compromettono la funzionalità dei tessuti energeticamente più attivi come quello ghiandolare, muscolare, immunitario e nervoso. Per questi motivi la correzione delle disfunzioni mitocondriali è fondamentale nella cura della FM e della FC. Questa correzione può essere ottenuto utilizzando: • D-riboso • Coenzima Q10 • Glutatione • Acido alfa lipoico Equilibrare gli ormoni Un corretto equilibrio ormonale è una componente fondamentale per una salute ottimale. Numerose ricerche hanno messo in evidenza il profondo squilibrio ormonale che caratterizza i pazienti affetti da FM e FC. Questi squilibri sono a carico in particolare di tre ormoni: • Ormoni tiroidei: nella stragrande maggioranza di pazienti affetti da FM e FC esiste un ipotiroidismo centrale associato ad una resistenza periferica agli ormoni tiroidei. Questa disfunzione emerge in particolare valutando il rapporto tra FT3 e ReverseT3 che è ridotto per aumento di rT3 (livelli <2pg indicano bassa funzionalità tiroidea). Come in altri casi di ipotiroidismo è molto più fisiologico e corretto trattare con combinazioni di T3 e T4 invece che con solo T4 (Eutirox) come si fa normalmente. • Cortisolo: i pazienti affetti da FM e FC hanno una disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con scarsa produzione di cortisolo.

Segnali che indicano se un partner è “tossico”

All’inizio, può sembrare che alcuni atteggiamenti del proprio partner siano dovuti ad un eccesso di attenzioni o di affetto, ma bisogna sempre essere oggettivi e guardare oltre
Forse senza nemmeno rendersene conto o senza farlo apposta, una persona può ferirci dal punto di vista emotivo e psicologico. Quando parliamo di un partner “tossico”, ci riferiamo a quella persona che non ci permette di crescere, che esige continuamente spiegazioni e che ci impedisce di vedere i nostri cari.
Nonostante ciò, senza arrivare a ricevere queste costrizioni così specifiche, esistono altri segnali meno evidenti che indicano una relazione d’amore nociva. Vediamo quali sono nel nostro articolo di oggi.

Un partner tossico soffoca e fa stare male

Se cerchiamo la definizione del termine “tossico” nel dizionario, vedremo che si tratta di qualcosa di velenoso e nocivo per la salute.
Nel caso delle relazioni che vengono definite con questo aggettivo, possiamo dire che ci impediscono di essere felici o che ci donano più tristezza che felicità.
Quando ci troviamo accanto ad una persona tossica, poco a poco questa finisce per assorbire tutte le nostre energie e la nostra vitalità e ci trasforma in individui senza personalità, senza autostima, senza sogni né obbiettivi…
Le persone negative scaricano sugli altri le loro frustrazioni, le loro paure e la propria mancanza di fiducia in se stessi. Persino senza rendersene conto, si accaparrano tutta l’attenzione delle persone che amano e le trasformano in persone bisognose d’affetto e dipendenti.
Molto spesso non è facile rendersi conto che alcuni comportamenti del proprio partner possono essere nocivi.
Il problema principale con le persone tossiche è che fanno parte delle nostre cerchie più intime e, quindi, non è facile credere che possano farci male.

Come capire se un partner è tossico?

I segnali possono essere molto lievi e persino contraddittori. Nonostante ciò, facendo attenzione, capirete che il vostro partner è tossico se:

Non vi permette di crescere a livello personale

  • Forse non vuole che seguiate un certo percorso di studi o che lavoriate fuori casa o che coltiviate la vostra conoscenza intellettuale andando ad un concerto o frequentando un corso.
  • Ogni volta che condividete con lui/lei una certa idea o un progetto, fa tutto il possibile per demolirlo.
  • Cerca delle scuse per impedirvi di sviluppare le vostre passioni, poiché pensa che, in questo modo, lo/a abbandonerete o non sarete più interessati al suo amore.

 

Vi dice come dovete vestirvi

È importante saper distinguere quando, dietro ad un commento, si celano intenzioni buone o cattive. Se, per esempio, indossate dei vestiti che non sono adatti all’occasione o al luogo dove state andando, non dovreste certo considerare un commento del vostro partner come tossico.
Nonostante ciò, se tutti i vestiti che scegliete scatenano un litigio, se vi accompagna a fare acquisti per poter scegliere che cosa dovete comprare e se vi dice sempre come vestirvi, allora dovete fare attenzione.

Vi fa sentire in colpa per tutto

 Si dice che un partner tossico agisca come se fosse un vampiro che, invece di succhiare via il sangue, succhia via le energie.

Di solito dice o fa tutto il possibile per farvi sentire in colpa per qualsiasi cosa che gli accade o che vi accade. Come se tutti i problemi che sorgono fossero una vostra responsabilità.
Se quando si arrabbia o vi urla contro dice che lo fa perché siete stati voi ad aver sbagliato, se vi incolpa di averlo reso un po’ aggressivo oppure se quando litigate non riconosce mai i propri sbagli, allora è probabile che si tratti di una persona che sta cercando di indebolirvi.

Controlla le vostre cose

Forse vi chiederà la password del vostro indirizzo email o del vostro account di Facebook, forse guarda la cronologia sul vostro cellulare o forse vi controlla persino la borsa e i cassetti personali a casa.
Cerca sempre un motivo (reale o meno) per litigare o per farvi sentire a disagio.
Non si fida di voi e pensa che lo state ingannando, che gli mentite o che “fate cose che non gli piacciono”. Poiché non crede a ciò che dite, ha bisogno di controllare le vostre cose per placare le proprie insicurezze o la propria gelosia.
Con questo atteggiamento, senza alcun dubbio, non rispetta la vostra privacy.

Ha troppo potere su di voi

Un partner tossico si riconosce perché ricopre il ruolo del “membro alfa” all’interno della relazione.
Ciò significa che non vi permette di esprimere la vostra opinione e, se lo fate, cerca di farvi cambiare idea in qualsiasi modo. Inoltre, non fa attenzione alle vostre parole oppure non gli interessano i vostri sentimenti.
Se ha troppo potere su di voi e sulle vostre decisioni, questa relazione non è sana per nessuno dei due.
Ricordatevi sempre che voi avete l’autonomia e l’indipendenza sufficienti per decidere che cosa indossare, che cosa mangiare, che cosa dire e con chi trascorrere il vostro tempo.

Controlla le vostre spese

  • Dice che i soldi possono essere spesi solo per certe cose che equivalgono alle sue preferenze e alle sue idee.
  • Controlla fino all’ultimo centesimo che avete nel portafoglio oppure vuole sapere quanto vi è costata ogni cosa che acquistate.
  • Dice che lo stipendio di entrambi deve essere messo in un conto comune per poter essere più al sicuro oppure vi impedisce di usare il vostro come preferite.
Fate attenzione a tutte queste situazioni, poiché sono tecniche che usa per controllarvi e per annullarvi come persone.


Non riconosce i vostri successi

Per una persona tossica, il proprio partner non è mai bravo in niente e non si merita i suoi complimenti. Se avete ottenuto un nuovo lavoro, se vi hanno promosso o se vi siete laureati, demeriterà i vostri successi.
Non ammirerà né loderà alcuna vostra caratteristica e si concentrerà solo sui vostri difetti e su tutto ciò che è negativo.
Per esempio: “Per colpa del tuo nuovo lavoro, adesso non trascorrerai più tempo con me” oppure “Adesso che sei un professionista cercherai qualcun altro che sia più affine a te e mi lascerai”.
Questo comportamento può degenerare se, in una riunione di famiglia o con i vostri amici, vi prende in giro, vi scredita di fronte agli altri e vi fa fare una figuraccia davanti ai vostri cari.
Forse vi farà uno scherzo per niente divertente oppure vi mancherà di rispetto togliendo merito e importanza ai vostri successi.
 https://viverepiusani.it/segnali-indicano-partner-tossico/

 


Aspetti psicologici e psicopatologici correlati all’endometriosi

http://www.stateofmind.it/2017/04/endometriosi-aspetti-psicologici-psicopatologici/

L' endometriosi è una malattia infiammatoria che colpisce le donne e che può avere dei risvolti negativi sull'identità, sull'umore e sulla vita relazionale.


La complessità clinica-terapeutica dell’endometriosi non riguarda solo il trattamento dei suoi effetti sul sistema organico-corporeo, ma anche si riflette sulla componente psichica-soggettiva (Kennedy, 2005): l’endometriosi non è infatti solo una malattia che sovverte l’anatomia degli organi, ma si tratta soprattutto di qualcosa che colpisce l’identità femminile, in tutte le sue dimensioni: individuale, relazionale, sessuale e sociale.
Valentina Olivi, Alessia Zoppi 

Endometriosi: il quadro clinico

L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le donne prevalentemente in età riproduttiva, ed è caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale fuori dall’utero, che creando infiammazione, può arrivare a compromettere il funzionamento degli organi coinvolti. Il quadro sintomatico si presenta come estremamente variabile ed eterogeneo, generalmente caratterizzato dalla presenza di: dismenorrea, dolori pelvici cronici, forti crampi durante il ciclo e/o l’ovulazione, rapporti sessuali dolorosi (dispareunia), disturbi a livello della vescica e dell’intestino e ipofertilità (Bulletti C., Coccia M.E., Battistoni S., Borini A., 2010).
Sintomi questi, che variano a seconda della localizzazione delle ghiandole endometriali. Nonostante la maggior parte delle donne affette presenti dismenorrea e dolore pelvico, si riscontrano casi in cui la malattia è quasi del tutto asintomatica, motivo per cui Valle e Sciarra (2003) parlano di “malattia enigmatica”, sostenendo una scarsa correlazione tra la fase della malattia e la qualità/gravità del dolore.
Quindi, sebbene l’endometriosi rientri tra le patologie benigne, possiede carattere progressivo ed è responsabile di una sintomatologia in molti casi dolorosa e invalidante (Pope C.J., Sharma V., Sharma S., Mazmanian D., 2015).
Nonostante la sua scoperta da quasi un centennio e la sua incidenza superiore al 10% della popolazione femminile in età fertile, si rivela essere una malattia poco conosciuta dal punto di vista eziopatogenetico, della ricorrenza dei sintomi, delle recidive (Ardenti R., 2014): aspetti questi che incidono negativamente sulle modalità diagnostiche e terapeutiche efficaci; l’approccio prevalente ad oggi utilizzato di trattamento della patologia è di tipo “contenitivo”, nella misura in cui ha lo scopo di rallentare e alleviare la patologia, in assenza di una cura definitiva (Bulletti C., Coccia M.E., Battistoni S., Borini A., 2010).

Gli aspetti psicologici associati all’ endometriosi

La complessità clinica-terapeutica dell’endometriosi non riguarda solo il trattamento dei suoi effetti sul sistema organico-corporeo, ma anche si riflette sulla componente psichica-soggettiva (Kennedy, 2005): l’endometriosi non è infatti solo una malattia che sovverte l’anatomia degli organi, ma si tratta soprattutto di qualcosa che colpisce l’identità femminile, in tutte le sue dimensioni: individuale, relazionale, sessuale e sociale (Geremia L., Ippolito R., Belluomo G., Cariola M., Vitale S.G., Cianci A., 2012).

Nonostante la limitatezza della ricerca in merito, gli studi esaminati sino ad ora dimostrano che la patologia incide negativamente sul funzionamento psicologico, in termini di benessere soggettivo, salute mentale e qualità di vita, poiché intacca diversi domini dell’equilibrio della donna: quello sessuale, quello di coppia, quello dell’identità di genere e quello della maternità (Ferrero S. et al., 2005 ; Caruso S. & Giuliani M., 2015 ; Geremia L. et al., 2012 ; Ferraro F., 1992 ; Righetti P.L. & Luisi S., 2007 ; Bulletti C. et al., 2010).
Questo ci porta a pensare che le donne affette da endometriosi siano maggiormente a rischio di sviluppare disturbi psicosociali e di natura psichiatrica, in prevalenza del tipo disturbi dell’umore (depressione maggiore e bipolarità), ansia, disturbi di adattamento, elevati livelli di stress cronico (Pope C.J. et al., 2015 ; Sepulcri R.D. et al., 2009).
Sembra infatti che le donne affette da endometriosi si presentino come più introverse e ansiose rispetto a coloro che sono affette da altre patologie ginecologiche (Low W.Y., Edelmann R.J., Sutton C., 1993),
A giocare un ruolo determinante in questo senso è il fenomeno del dolore cronico e ciclico che colpisce le pazienti sintomatiche: ricerche recenti mostrano come ad esempio la prevalenza della depressione è maggiore nelle donne affette da endometriosi con dolore pelvico cronico, rispetto alle donne che pur soffrendo di tale patologia, non presentano nessun sintomo doloroso (Pope C.J., Sharma V., Sharma S., Mazmanian D., 2015). Barnack e Chrisler (2007), confermando in merito a ciò che ad avere implicazioni specifiche per la salute mentale delle donne sono proprio i fattori legati al dolore provocato dall’endometriosi.
Il dolore pelvico cronico si dimostra quindi essere associato a conseguenze negative non solo fisiche, ma anche psicologiche e di conseguenza socio-relazionali, nella misura in cui la donna affetta da tale sintomo non può lavorare, non gode dei rapporti sessuali, delle situazioni sociali e anzi esperisce sbalzi d’umore e livelli moderati/gravi di depressione e ansia. Tali problematiche sono inoltre associate al lasso di tempo eccessivamente lungo che intercorre tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi. Per cui sintomi difficili da gestire e lunghe attese prima di ricevere una diagnosi portano le pazienti a sperimentare una condizione di dolore e sofferenza prolungata, che si rivela poi essere in parte responsabile dell’aumento dei livelli di stress, insoddisfazione sessuale e diminuita autostima: fattori questi che possono aumentare il rischio di complicazioni psichiatriche (Pope C.J., Sharma V., Sharma S., Mazmanian D., 2015).
In una direzione diversa, altri studi hanno cercato di dimostrare come queste pazienti presentino una maggiore sensibilità al dolore per l’instaurarsi di meccanismi di ipersensibilità centrale, riduzione della soglia del dolore e disturbi psicologici associati (Geremia L., Ippolito R., Belluomo G., Cariola M., Vitale S.G., Cianci A., 2012).
Alla luce degli studi presenti è possibile ipotizzare che la sofferenza corporea e i deficit organici associati alla patologia, cui fa seguito la problematica psicologica e socio-relazionale, determinino una rappresentazione psichica di sé carente e deficitaria. In queste patologie il deficit della rappresentazione di sè e del proprio corpo è consequenziale all’emersione della patologia, che in modo così assoluto va a incidere negativamente sulla vita della donna. Infatti i fattori che accentuano il disagio psicologico sono: l’iter diagnostico, la diagnosi di sterilità e l’iter terapeutico (Ardenti R., 2011 ; Sepulcri R.P. & Amaral V.F., 2009 ; Huntington & Gilmour, 2005 ; Denny E. & H.Mann C., 2007 ; Fourquet J. et al., 2010).
L’attuale conoscenza circa la correlazione tra endometriosi e disturbi psichici è limitata; appare però piuttosto chiaro che la rappresentazione deficitaria del sé che si rileva in queste pazienti è una conseguenza dei sintomi organici: il modo di percepire il proprio corpo, quindi se stesse, cambia in seguito alla sintomatologia, diversamente da come ad esempio accade in altri tipi di disturbi (DCA, dismorfismo corporeo, etc.), nei quali è possibile individuare una rappresentazione deficitaria di sé precedente allo sviluppo del sintomo psichico. I meccanismi difensivi messi in atto dalle pazienti affette da endometriosi sono finalizzati all’elaborazione dei vissuti di perdita e accettazione luttuosa e delle emozioni suscitate dalla malattia (vergogna, colpa, rabbia) (Ardenti R., 2014 ; Geremia L. et al., 2012 ; Denny E. & H.Mann C., 2008).
Per le sue importanti implicazioni e per la sua pervasività è possibile affermare che l’endometriosi è l’artefice di una ferita narcisistica che fa sentire la donna incompleta, inadeguata e colpevole, schiacciata da un profondo senso d’inferiorità (Ardenti R., 2011). Avendo a che fare in questi casi con un Io svuotato, impoverito, è comprensibile come tali vissuti conducano a reazioni di natura prevalentemente ansiosa e depressiva.
Non a caso in merito all’ampia costellazione di emozioni riscontrate in queste pazienti, emerge un senso di vuoto improvviso che si estende a macchia d’olio, coinvolgendo i punti nevralgici di un’esistenza sana ed equilibrata (Lorencatto et al., 2006).
Il forte impatto sulla qualità della vita viene messo in rilievo dalle stesse donne che ne sono affette, le quali dichiarano di soffrire di disturbi del sonno, di forti dolori che rendono i rapporti sessuali difficili o impossibili, con ripercussioni negative sul rapporto di coppia, esse inoltre riferiscono problemi sul lavoro e nella vita sociale, sperimentando vissuti di rabbia, depressione, frustrazione, ansia, nervosismo, affaticamento e sensazione di non essere aiutate (Alio L. & Maiorana A., 2006).
  La sofferenza fisica e quella psichica finiscono per alimentarsi a vicenda, fino a fondersi, suggerendo una lettura circolare di questo meccanismo (Solano L., 2015); tale considerazione si rivela particolarmente appropriata in merito al ruolo del dolore pelvico cronico nell’aumentare il rischio di sviluppare sintomi di natura depressiva: se è vero infatti, che stati psicologici negativi possono aggravare la percezione di dolore cronico, è importante tenere in considerazione che la disfunzione psicologica può essere una conseguenza di esso (Blackburn-Munro G. & Blackburn-Munro R.E., 2001).
A fronte delle ricerche condotte dunque, per ora ansia e depressione costituiscono comuni condizioni di comorbilità nei casi di endometriosi (specie nelle donne infertili e con dolore pelvico cronico). Vi è tuttavia da considerare il fatto che a influenzare il benessere emotivo di tali donne siano anche altri fattori, che potrebbero mediare la relazione tra endometriosi e disturbi psichiatrici: in particolare ci si riferisce all’infertilità, all’isolamento sociale e alle difficoltà di relazione (Pope C.J., Sharma V., Sharma S., Mazmanian D., 2015).
Alla luce di quanto emerso dalle ricerche è evidente l’importanza di un lavoro di sostegno psicologico, nell’immediato, successivo alla diagnosi e a lungo termine, che possa prendere in carico il tema della accettazione della malattia, del dolore, della terapia farmacologica, della gestione relazionale e personale dei sintomi al fine di rendere possibile un processo di accettazione e revisione funzionale della vita dopo la malattia.

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Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2017/04/endometriosi-aspetti-psicologici-psicopatologici/


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Presentazione
Laurea in “Psicologia Dinamico-clinica nell’infanzia, nell’adolescenza e nella famiglia” presso la facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”. Diploma di Consulente in Sessuologia conseguito presso l'Istituto di Sessuologia Clinica di Roma. EFS & ESSM Certified Psycho-Sexologist (ECPS) - diploma di Psicosessuologa riconosciuto dalla “European Federation of Sexology” (EFS) e dalla “European Society of Sexual Medicine” (ESSM). Dal 2016 specializzanda in Psicoterapia presso la Scuola Romana di Psicoterapia Familiare (SRPF) diretta dal Prof. Carmine Saccu. Svolge la propria pratica di specializzanda presso il Consultorio Familiare di Guidonia – ASL RM5
Svolge la propria attività clinica e di ricerca presso L'istituto di Sessuologia Clinica di Roma.
Dal 2015 operatrice del servizio di consulenza psico-sessuologica presso l’ambulatorio di Diabetologia e Andrologia della ASL RM B, Via Antistio 15 – 00174 Roma.
Dal 2015 membro del gruppo di educazione sessuale dell’Istituto di Sessuologia Clinica (ISC).
Dal 2015 membro del gruppo di ricerca della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) – sezione giovani.
Dal 2013 collabora con la cattedra di “Psicologia e psicopatologia dello sviluppo sessuale nell’arco di vita” presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”.
Dal 2013 collabora con il Dipartimento di Scienze Ginecologico-Ostetriche e Scienze Urologiche dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza” – ambulatorio di Laparoscopia, Endometriosi e dolore pelvico”.
2013-2016 operatrice del servizio di consulenza psico-sessuologica telefonica e e-mail.
2013 tirocinio professionalizzante presso il Centro di Consulenza Psicologica e Psicoterapia Donna Ascolta Donna, presso la Casa Internazionale delle Donne via della Lungara 19 – 00165 Roma.
2012-2013 tirocinio professionalizzante presso il Consultorio Familiare di Guidonia – ASL RMG.
Dal 2012 ha partecipato ad importanti congressi nazionali ed internazionali nell’ambito della sessuologia.
Autrice di contributi scientifici e divulgativi nell’area della sessuologia.

Endometriosi - ARIANNe Onlus

II° Edizione Nazionale: "24 ore di Tennis VIP": divertimento, ‪solidarietà‬ nel cuore del nostro capoluogo. Si tratta di un´iniziativa che valorizza lo sport come veicolo di ‪‎sensibilizzazione‬ tra l´opinione pubblica nei confronti della malattia ‪‎endometriosi‬.
Questo evento si svolgerà nella meravigliosa cornice del Tennis Club Aeroporto di Bologna il 27 Maggio dalle ore 19.00 alle ore 19.00 del 28 Maggio 2017