ENDOMETRIOSI E ADOLESCENTI DOMANI DONNE....INCONTRO ARIANNE ONLUS

Vi aspettiamo a Cesena il 22 aprile - ore 16.00 presso la Sala Polifunzionale "ex Macello" in Via Mulini n.23
Incontro con medici per parlare di #endometriosi, #sensibilizzazione #LEA
Si ringrazia Miss Mamma Italiana per l'organizzazione.




Cesena, Sala Polifunzionale, Via Mulini n.23
 

"La vaccinazione anti-HPV: un reale progresso nella medicina preventiva." (Prof .Salvatore Mancuso)

#xsaperexcapire #HPV #Vaccini #xledonnexlavita #farluce
"Tratto da Iris Roma Onlus" https://www.facebook.com/irisromaonlus/posts/1232343340207840:0

"La vaccinazione anti-HPV: un reale progresso nella medicina preventiva."
(Prof .Salvatore Mancuso)
La nostra epoca si caratterizza per l’allungamento della durata della vita media: le donne raggiungono e superano gli 85 anni e gli uomini gli 80 e un bambino che nasce oggi ha buone possibilità di superare i 100 anni di età. Tutto ciò grazie allo stile di vita, all’attività fisica, all’alimentazione ma soprattutto al progresso della scienza biomedica. L’impiego degli antibiotici cura e guarisce infezioni e malattie infettive causate da batteri e le vaccinazioni sono il vero baluardo che previene l’insorgenza delle infezioni soprattutto virali, fortificando il sistema immunitario in maniera specifica contro di esse. Le due scoperte rappresentano il vero grande successo della scienza biomedica del secolo scorso.
Recentemente è stato messo a punto un nuovo vaccino prodotto in laboratorio e messo in commercio dopo circa 20 anni di studio, che risulta essere efficace contro una delle malattie più subdole e devastanti della donna: il cancro del collo dell’utero. Praticato in giovane età il vaccino proteggerà la donna e si propone di impedire l’insorgenza di questa grave patologia, difficilmente curabile, soprattutto se viene diagnosticata in epoca avanzata, quando è già diffusa localmente e a distanza.
Ancora oggi si registrano più di mezzo milione di nuovi casi all’anno di questa malattia, la maggior parte dei quali nei Paesi in via di sviluppo, e con un alto tasso di mortalità malgrado l’esecuzione di programmi di screening attraverso l’impiego del test di Papanicolaou, detto più semplicemente striscio vaginale o Pap-test. Scopo di questo esame è quello di diagnosticare nella fase più iniziale quelle alterazioni delle cellule del collo dell’utero su cui potrebbe col tempo svilupparsi il tumore, le così dette lesioni pretumorali, e curarle in modo personalizzato fino ad ottenerne la guarigione. Questa diagnosi precoce configura il programma di una prevenzione secondaria. La malattia si trasmette prevalentemente se non esclusivamente per via sessuale e gli effetti sulle donne sono più devastanti rispetto agli uomini, dato che il tumore che si manifesta in giovane età è rapidamente evolutivo e si diffonde soprattutto a livello locale verso la vescica, l’ultimo tratto dell’intestino, i linfonodi pelvici e il tessuto connettivo e muscolare del piccolo bacino.
Perché un vaccino contro una malattia tumorale?
Il cancro del collo dell’utero o cervicocarcinoma è causato da alcuni tipi della grande famiglia dei Papilloma Virus (HPV), circa 200 tipi diversi, e precisamente i tipi 16, 18, 31 e 45, denominati tipi ad alto rischio. I virus presenti all’interno delle cellule del collo dell’utero possono essere identificati attraverso la tipizzazione del DNA e quindi assegnati alle categorie del basso o dell’alto rischio e ciò consente appunto di programmare le opportune terapie personalizzate, a seconda del quoziente di rischio determinato dal virus.
Ma non è sufficiente il Pap-test per debellare la malattia?
Non lo è, perché non tutte le donne si sottopongono al test e poi l’esame ha una bassa sensibilità, con alta incidenza di falsi negativi quindi il numero dei casi di malattia in fase pretumorale identificati non è sufficiente ad assicurare in modo consistente la riduzione della mortalità.
E la vaccinazione invece promette risultati più validi e duraturi nel tempo?
Indubbiamente la vaccinazione rappresenta un caposaldo di prevenzione primaria, cioè arresta l’ingresso dei virus ad alto rischio perché potenzia l’immunità del soggetto e cioè le difese dell’organismo contro quei virus specifici. Dopo tanti anni di studio, gli scienziati hanno imparato a conoscere la struttura dell’involucro del virus o capside e delle proteine che lo compongono, riuscendo a riprodurlo e ricostruirlo in laboratorio con metodi di biotecnologia. Così a differenza di altri vaccini antivirali, che utilizzano virus attenuati e cioè privati del potere infettante, il vaccino anti-HPV costruito in laboratorio, offre all’organismo che lo riceve il modello del virus ma senza capacità infettante e tuttavia in grado di indurre la formazione di anticorpi, che aggrediscono il virus se in futuro i soggetti vaccinati venissero in contatto con l’agente patogeno.
E quanto dura questo meccanismo di difesa indotto dal vaccino?
Trattandosi di una risorsa preventiva scoperta da poco tempo, non sappiamo esattamente la durata dell’effetto della vaccinazione, dato che il tempo di osservazione non è stato sufficientemente lungo. Sta di fatto però che l’immunizzazione e cioè la presenza di anticorpi specifici anti-HPV permane per almeno 5,5 anni e una successiva vaccinazione di richiamo eseguita dopo questo intervallo di tempo fa aumentare notevolmente la presenza di anticorpi. Questo fa pensare che anche una eventuale infezione virale sopraggiunta anni dopo la vaccinazione funzionerebbe da richiamo per questi soggetti già vaccinati.
Quando e come va praticata la vaccinazione e a quali soggetti?
Nel nostro Paese il vaccino tetravalente per i ceppi 6, 11,16 e 18 (Gardasil), i primi due responsabili della condilomatosi ano-genitale, o “creste di gallo” oltre a quelli ad elevato richio tumorale (16/18) e quello bivalente per i ceppi 16 e 18 (Cervarix) sono disponibili in commercio dal 2007; l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha stabilito la dispensazione e la rimborsabilità dietro prescrizione medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, mentre è gratuita la vaccinazione a tutte le bambine di età compresa da 9 a 14 anni. I costi del vaccino tendono ad abbassarsi col trascorrere del tempo e nelle ASL e nei centri ospedalieri il pagamento è a tariffa agevolata
La somministrazione vaccinale consiste in tre dosi per via intramuscolare nell’arco di 6 mesi, al tempo 0, 2 e 6 mesi per il Gardasil e al tempo 0,1 e 6 mesi per il Cervarix.
Non è stato provato alcun effetto protettivo nei riguardi della malattia da HPV 16/18, considerata quella a più alto rischio, nei soggetti che hanno già contratto il virus e le lesioni indotte da questo agente patogeno.
La vaccinazione è riservata solo alle bambine e alle donne?
Le due preparazioni di vaccini producono efficacia e risposta immunitaria anche in donne sessualmente attive tra 15 e 26 anni e in bambini e adolescenti maschi e femmine tra 9 e 26 anni e nella donna adulta di 26-45 anni a discrezione del ginecologo.
Sono descritti effetti negativi dalla vaccinazione?
Il profilo di sicurezza, specialmente del Gardasil è risultato ottimo e così pure la tollerabilità in alcune decine di migliaia di casi studiati nella fase preclinica e nel corso della sperimentazione durante gli studi clinici e dopo l’immissione in commercio in circa un milione di persone in tutto il mondo. Si sono verificati alcuni casi di reazioni locali e lievi rialzi febbrili e in rari casi modeste reazioni allergiche e in ogni caso ben controllabili. Non sono state dimostrate scientificamente associazioni con eventi avversi seri.
Quindi è consigliabile sottoporsi alla vaccinazione?
Indubbiamente vaccinarsi previene il rischio di contagio e quindi di insorgenza della malattia tumorale e dagli studi che verificano gli effetti e i risultati a distanza, emerge un chiaro beneficio alla collettività. Si è registrata una netta riduzione di Pap test alterati e di colposcopie e conizzazioni. In Australia, il Paese dove si è raggiunto il più alto tasso di adesione vaccinale, si è registrato una riduzione della condilomatosi genitale in ragione del 90% circa e una riduzione del 50% delle lesioni pretumorali gravi nelle giovani vaccinate con il Gardasil.
Il programma vaccinale applicato dai servizi pubblici sui grandi numeri lascia prevedere una drastica riduzione della malattia tumorale al collo dell’utero e alle altre sedi meno frequenti in cui il virus può indurre l’avvio di un processo tumorale. Si può ben sperare che in futuro questo gruppo di malattie possa definitivamente cessare di contagiare e falcidiare tanti esseri umani, nella gran maggioranza donne, e non fare più parte della cultura medica come è avvenuto per altre malattie come ad esempio la peste e il vaiolo, non più presenti tra le malattie studiate nelle facoltà universitarie di biologia e medicina.

YOGA E SCLEROSI MULTIPLA di Tommaso Bianchi



YOGA e sclerosi multipla


La sclerosi multipla è la più comune malattia autoimmune cronica demielinizzante. Colpisce il sistema nervoso centrale ed i suoi sintomi più frequenti sono rappresentati da: fatica, disturbi della sensibilità, disturbi visivi, dolore, disturbi sessuali, spasticità, disturbi vescicali, disturbi intestinali, disturbi cognitivi, depressione, disturbi della coordinazione (atassia, tremore), disturbi del linguaggio (disartria), disturbi parossistici. A tutt’oggi non esistono terapie definitive che eliminino la malattia, tuttavia molto è possibile fare per prevenire ricadute, rallentarne la progressione, alleviarne i sintomi. Accanto alle terapie ufficiali vi sono quelle complementari – come l’agopuntura, lo shiatsu, lo yoga il T’ai Chi, la riflessologia, la chiropratica, l’osteopatia, il metodo Feldenkrais, la terapia craniosacrale. I loro effetti non sono ancora del tutto testati scientificamente e perciò non sono ancora riconosciute come terapie vere e proprie. Tuttavia, come accade per la generalità della popolazione, circa un terzo dei pazienti affetti da sclerosi multipla vi ricorre perché ne sperimenta benefici a diversi livelli.
Ad esempio, la pratica dello yoga – disciplina praticata da millenni in India come via mistica di unione al divino ma anche come strada per il raggiungimento ed il mantenimento della salute fisica e psichica – viene proposta in diversi Centri che si prendono cura dei pazienti con SM. Da circa un secolo gli effetti dello yoga sono oggetto di test finalizzati a validare scientificamente le proprietà terapeutiche che la tradizione gli attribuisce. Centinaia di studi sono stati prodotti in passato e numerosi sono quelli tutt’ora in corso. Alcuni riguardano proprio gli effetti della pratica dello yoga nelle persone affette da SM.
Di recente, lo studio pilota di Cohen et al. [1] ha confermato la fattibilità e la sicurezza di un intervento yoga con persone affette da sclerosi multipla. Di più: l’intervento, svolto con un gruppo di 14 partecipanti, ha prodotto miglioramenti in alcune misure della qualità della vita e nelle prestazioni fisiche e mentali. Anche Nejati et al. [2] hanno rilevato miglioramenti in alcuni indicatori di qualità della vita (salute fisica, limitazioni dovute a problemi fisici ed emotivi, energia, benessere emotivo, percezione di salute, funzione sessuale) nelle persone sottoposte ad un intervento di yoga consapevole, unito ad un programma di Mindfulness-based Stress Reduction (MBSR). Il loro studio, effettuato in Iran con 24 pazienti (12 gruppo test, 12 gruppo di controllo), ha dimostrato inoltre una riduzione della fatigue (astenia, stanchezza). Sempre condotto in Iran su un gruppo di 60 pazienti con SM (30 gruppo test, 30 gruppo di controllo), lo studio di Hasanpour-Dehkordi et al. [3] ha rilevato un aumento nell’auto-efficacia, nella forza degli arti inferiori e nell’equilibrio ed una riduzione della fatigue e del dolore nei destinatari dell’intervento yoga. Gli autori hanno inoltre rilevato negli stessi pazienti un miglioramento nelle abilità relazionali ed una riduzione dei livelli di stress ed ansia.
Esperienze generalizzate ed evidenze scientifiche fanno dunque concludere che è consigliabile la pratica dello yoga anche a persone affette da sclerosi multipla. Ciò avviene anche a Trieste, ad opera dell’Associazione Metamorfosys. Le lezioni di Hatha Yoga per persone con SM sono svolte dalla dott.ssa Raffaella Bellen (fondatrice di Metamorfosys e Direttrice della Scuola Istruttori Yoga Oriente-Occidente) assistita da alcune/i allieve/i. Metamorfosys è da anni impegnata a portare lo yoga, opportunamente adattato, anche in contesti  di disabilità e/o disagio. Le lezioni si svolgono con esercizi accessibili alle limitate capacità motorie delle persone che vi partecipano, privilegiando le posizioni da seduti o distesi piuttosto che quelle in piedi o di equilibrio e rendendo così possibile la pratica anche a chi usa la carrozzina. Il clima, profondamente amichevole e rispettoso delle esigenze di ciascuno, creatosi in anni di pratica settimanale, non va a discapito dell’impegno, fisico e mentale, che lo yoga richiede. Anzi: proprio il clima e l’impegno con cui le lezioni si svolgono contribuiscono entrambi all’ottenimento dei benefici che questa antica disciplina garantisce. I necessari adattamenti non tolgono niente allo yoga: si eseguono infatti numerose āsana (posture, con cui si movimentano tutti i distretti del corpo), esercizi di prāṇāyāma (controllo del respiro e dell’energia vitale), bandha (fissazioni posturali), mudrā (gesti simbolici), mantra. Parte della lezione è poi dedicata alle pratiche superiori di pratyahara (ritiro dei sensi), dhāraṇā (concentrazione) e dhyāna (meditazione) e la fine al meritato yoga nidra, il profondo rilassamento yogico, accompagnato da tecniche di visualizzazione guidata. Tutti questi elementi concorrono a rendere quest’ora di pratica un proficuo momento di cura di sé, cura necessaria in generale a tutti ma in modo particolare a chi si trova affetto da una malattia come la sclerosi multipla che richiede una costante attenzione affinché non prenda il sopravvento sul corpo e sullo spirito.



Articoli citati
[1].          Cohen ET, Kietrys D, Fogerite SG, Silva M, Logan K, Barone DA, Parrott JS. Feasibility and Impact of an 8-Week Integrative Yoga Program in People with Moderate Multiple Sclerosis– Related Disability. A Pilot Study. Int J MS Care 2017; 19: 30-39.
[2].          Nejati S, Esfahani SR, Rahmani S, Afrookhteh G, Hoveida S. The Effect of Group Mindfulness-based Stress Reduction and Consciousness Yoga Program on Quality of Life and Fatigue Severity in Patients with MS. J Caring Sci 2016; 5: 325-335.
[3].        Hasanpour-Dehkordi A, Jivad N, Solati K. Effects of Yoga on Physiological Indices, Anxiety and Social Functioning in Multiple Sclerosis Patients: A Randomized Trial. J Clin Diagn Res 2016; 10: VC01-VC05.

Dati Metamorfosys
Associazione Culturale e Sportiva dilettantistica Metamorfosys – Via Milano 18 – 34127 Trieste – Cell. 347.1312034 – Tel. 040.2415761 – http://www.metamorfosys.org/.


Trieste, 15 aprile 2017

Tommaso Bianchi

(allievo Scuola Istruttori Yoga Oriente-Occidente)

"Le amministratrici ringraziano sentitamente Tommaso Binchi, l'Associazione Metamorfosys nella persona della Presidente, Dott.ssa  Raffaella Bellen ed i suoi collaboratori"


"Un grazie speciale dalla Vostra alunna Mara".

VITAMINA D : 7 sintomi che indicano una carenza

La vitamina D è un gruppo vitaminico di 5 pro-ormoni, semplicemente denominati D1, D2, D3, D4 e D5, che hanno come caratteristica comune il fatto di essere liposolubili, di attivarsi alla luce del sole e di avere analoghe funzioni nell’organismo, oltre ad avere una struttura molecolare molto simile fra loro. Chimicamente, i loro nomi sono:
vitamina D1 : composto di ergocalciferolo e lumisterolo
vitamina D2 : ergocalciferolo
vitamina D3 : colecalciferolo
vitamina D4 : diidroergocalciferolo
vitamina D5 : sitocalciferolo
Il fatto che la vitamina D, o meglio i suoi 5 composti, siano pro-ormoni significa che si tratta di sostanze inattive che possono essere trasformate in ormoni (attivi) dal nostro corpo.
Gli ormoni sono sostanze che stimolano o regolano alcune funzioni: il loro nome deriva dal greco e significa “mettere in movimento”, ed è quello che un ormone in pratica fa rispetto alle cellule per le quali la sua funzione è progettata.
Abbiamo così ad esempio gli ormoni della crescita, che permettono l’allungamento delle ossa e l’aumento di volume dei tessuti conseguente; gli ormoni sessuali e dell’ipofisi, che innescano numerose attività, comprese quelle connesse con la riproduzione, come ad esempio l’ovulazione e l’allattamento, gli ormoni surrenali come l’ adrenalina, che ci prepara alle reazioni d’emergenza come quella di attacco o fuga.
 

La vitamina D, comprendendo tutte e cinque le sostanze classificate sotto questo nome, è un pro-ormone coinvolto sostanzialmente nei processi fisiologici che riguardano il calcio.
La scoperta della vitamina D risale al 1919, quando ci si accorse che le condizioni dei bambini rachitici miglioravano se esposti ai raggi solari. Successivamente, gli studi proseguirono fino a quando non si identificò esattamente quale fosse il composto responsabile della salute delle ossa, cosa che avvenne nel 1930 da parte di Windaus.

Vitamina D: le proprietà

Innanzitutto, la vitamina D protegge lo scheletro e il sistema nervoso, poiché permette al nostro intestino di assorbire il calcio.
Con un corretto assorbimento del calcio abbiamo ossa sane sia durante la crescita, sia nell’età adulta ma specialmente dopo la menopausa, quando molte donne si trovano ad affrontare il problema dell’osteoporosi.
In Italia, circa il 76% delle donne dopo la menopausa ha una carenza di vitamina D e questo è uno dei fattori che spiega la diffusione dell’osteoporosi. La vitamina D infatti permette non solo l’assorbimento del calcio ma anche un corretto processo di deposito del calcio nelle ossa. Il calcio è l’elemento più diffuso nel nostro corpo ed è indispensabile per la salute delle ossa ma anche dei denti.
È anche indispensabile per trasmettere correttamente gli impulsi nervosi ai muscoli: un buon livello di calcio previene crampi e problemi muscolari; anche il cuore è un muscolo e se il calcio viene a mancare o è a livelli troppo bassi avremo dei problemi nella contrazione cardiaca.
Il calcio poi è uno dei due “messaggeri” che permette la corretta comunicazione fra gli ormoni della crescita e i tessuti bersaglio: con poco calcio si cresce male (ritardi nell’accrescimento e malformazioni).
Un’altra importante proprietà della vitamina D riguarda la salute della pelle. In caso di pelle secca, infatti, uno dei rimedi è l’assunzione di vitamina D.
La vitamina D viene raccomandata anche in caso di crampi e dolori muscolari e può essere utile per alleviare i sintomi della sindrome premestruale e i dolori addominali durante le mestruazioni.


Vitamina D : gli alimenti (dove si trova)

Nonostante la vitamina D venga sintetizzata dalla pelle del corpo esposta ai raggi solari, è possibile assumerla anche attraverso gli alimenti, specialmente nei casi in cui si sia obbligati a non uscire di casa per lungo tempo (ad esempio durante  ricoveri ospedalieri prolungati).
In questi casi va fatta attenzione a non superare la dose giornaliera raccomandata, poiché ci possono essere gravi problemi dovuti a un eccessivo accumulo della vitamina.
Ricordiamo che alle nostre latitudini, sono sufficienti 15 minuti al giorno esponendo viso, mani e avambracci al sole per avere tutta la vitamina D che serve a coprire il fabbisogno quotidiano e ad avere una scorta sufficiente anche per i mesi invernali.
Gli alimenti che contengono la vitamina D sono i seguenti e i valori sono espressi in microgrammi:

olio di fegato di merluzzo: 250 µg ogni 100 grammi
sgombro sotto sale: 25 µg ogni 100 grammi
carpa: 24 µg ogni 100 grammi
anguilla: 23 µg ogni 100 grammi
trota: 19 µg ogni 100 grammi
salmone  epesce spada: 17 µg ogni 100 grammi
sgombro e storione: 16 µg ogni 100 grammi
pesce gatto e uova di pesce: 12 µg ogni 100 grammi
dentice: 10 µg ogni 100 grammi
tonno: 6 µg ogni 100 grammi
tuorlo d’uovo: 5 µg ogni 100 grammi
sardine sott’olio: 5 µg ogni 100 grammi
funghi secchi: 4 µg ogni 100 grammi
cereali tipo corn flakes: 3 µg ogni 100 grammi
pesce persico, caviale e sogliola: 3 µg ogni 100 grammi
pancetta e costine: 2 µg ogni 100 grammi
latte: 2 µg ogni 100 grammi
uovo di gallina: 2 µg ogni 100 grammi
uovo di oca e di anatra: 1,7 µg ogni 100 grammi
burro: 1,5 µg ogni 100 grammi
latte di capra: 1,3 µg ogni 100 grammi
biscotti secchi e latte di soia: 1,2 µg ogni 100 grammi
latte di riso: 1 µg ogni 100 grammi

Vitamina D: come si misura

La vitamina D si misura attraverso gli esami del sangue, con un semplice prelievo di sangue venoso dal braccio.

Vitamina D: valori di riferimento

I valori normali di vitamina D nel sangue sono compresi fra 10 e 30 milligrammi per millilitro di sangue anche se lo ricordiamo per correttezza, ci sono differenti metodi di misura della vitamina D e ciò rende difficile stabilire dei livelli di riferimento universali.
Poiché il nostro corpo è in grado di sintetizzare la vitamina D in autonomia, una normale esposizione al sole è sufficiente per avere tutta la vitamina D necessaria alle nostre funzioni fisiologiche: essa infatti viene sintetizzata nella pelle e poi distribuita all’intero organismo.


Tuttavia, la scarsa esposizione alla luce del sole di molte persone, soprattutto in Italia, rende la carenza di vitamina D molto diffusa, perciò se si teme di incorrere in una carenza di tale vitamina si può assumerla attraverso gli alimenti. In questo caso, la dose giornaliera raccomandata di vitamina D varia a seconda dell’età e si può riassumere così:

lattanti e bambini: 0-13 anni 5 µg;
ragazzi: 14-18 anni 5 µg;
adulti: 19-50 anni 5 µg;
anziani: 51-70 anni 10 µg;
oltre i 71 anni: 15 µg;

Vitamina D: controindicazioni / effetti collaterali

L’eccesso di vitamina D può comparire se ne assumiamo troppa attraverso gli alimenti o attraverso gli integratori alimentari. La vitamina D, come tutte le vitamine liposolubili, può dare dei problemi da eccesso di accumulo, poiché è più difficile da eliminare rispetto alle vitamine idrosolubili, i cui eccessi vengono eliminati facilmente attraverso le urine.
L’eccesso di accumulo non avviene mai in caso ci si limiti a sintetizzare vitamina D con la semplice esposizione ai raggi del sole. Nel caso di assunzione di alimenti o integratori della vitamina D, un eccesso nel corpo può provocare:

ipercalcemia: si tratta di un eccesso di calcio nel sangue e in molti pazienti è asintomatica. In altri può provocare nausea e vomito, stipsi, dolore addominale, problemi di irritabilità e confusione, stupore e anche coma;
nausea, vomito, inappetenza e diarrea: sono i sintomi che possono comparire in molti casi di intossicazione e si presentano spesso anche nel caso di un eccesso di vitamina D nell’organismo, quando il corpo cerca di rigettare la sostanza;
aritmie cardiache: poiché la vitamina D regola il contenuto del calcio, che influisce sulle contrazioni muscolari, comprese quelle cardiache, un eccesso di vitamina D porta a scompensi a livello di tutti i muscoli. Gli scompensi a livello del cuore sono particolarmente gravi;
calcificazione dei tessiti molli: troppa vitamina D porta ad una eccessiva calcificazione non solo delle ossa ma anche dei tessuti che dovrebbero invece mantenere una certa elasticità, come ad esempio cartilagini e tendini. In questo caso abbiamo difficoltà e dolore nei movimenti;
calcoli renali: possono comparire con l’eccesso di vitamina D soprattutto nel caso in cui si assumano in concomitanza integratori di calcio.

Vitamina D: interazioni

Alcuni farmaci diminuiscono la funzionalità della vitamina D o richiedono dei supplementi di vitamina D a causa dei loro effetti collaterali:
  • i cortisonici e i corticosteroidi possono portare ad osteoporosi, perciò è utile aumentare il dosaggio di vitamina D, meglio se sotto controllo medico;
  • i lassativi riducono l’assorbimento intestinale di tutti i nutrienti, compresa la vitamina D.
Altri farmaci richiedono cautela nell’uso di integratori di vitamina D e nell’assunzione di alimenti ad alto contenuto di vitamina D (soprattutto olio di fegato di merluzzo):
  • chi usa colestiramina deve distanziare il più possibile l’assunzione del farmaco e quella degli integratori di vitamina D;
  • chi usa la digossina è bene che non assuma integratori di vitamina D perché è a maggiore rischio di ipercalcemia;
  • chi usa diuretici rischia un innalzamento dei livelli di vitamina D e una possibile comparsa di ipercalcemia

Vitamina D: i 7 sintomi di carenza. Le conseguenze. 

Iniziamo dalle conseguenze che derivano da una carenza accentuata di Vitamina D nel nostro organismo. Le più gravi sono sostanzialmente tre:

problemi alle ossa: la carenza di vitamina D porta a carenza di calcio e quindi a ossa più fragili, osteoporosi e facilità di fratture, soprattutto nei luoghi più fragili ed esposti, come i polsi.
rachitismo: è una malattia che colpisce i bambini durante l’accrescimento e provoca una ossificazione incompleta e deformità dello scheletro;
tetania: è una patologia caratterizzata da crampi, spasmi, dolori muscolari e tremori

Ma come possiamo sospettare una carenza di Vitamina D nel nostro organismo ancor prima di compiere le opportune analisi cliniche per certificarlo? Ecco 7 indizi di carenza di Vitamina D
    1. Pelle scura. Come ha spiegato il Dr. Holick, il pigmento della pelle agisce come un filtro naturale. Più pigmento si ha, più tempo è necessario stare sotto il sole per produrre quantità giusta di vitamina D. Gli afro-americani sono più a rischio di carenza di vitamina D e hanno bisogno fino a 10 volte di più di esporsi al sole per produrre la stessa quantità di vitamina D rispetto ad una persona dalla pelle bianca.
    2. Ti senti spesso stanco, debole e depresso. La serotonina, l’ormone associato con umore positivo, aumenta con l’esposizione alla luce e regredisce quando l’esposizione al sole diminuisce. Nel 2006, gli scienziati hanno valutato gli effetti della vitamina D sulla salute mentale di 80
      pazienti anziani e dallo studio è emerso quelli che avevano bassi livelli di vitamina D erano 11 volte più inclini a essere depressi rispetto a quelli che prendevano integratori di vitamina D.
    3. Hai più di 50 anni. Si stima che oltre il 95% degli anziani può essere carente di vitamina D, non solo perché tendono a passare un sacco di tempo in ambienti chiusi, ma anche perché ne producono meno quando si espongono al sole (una persona di età superiore ai 70 produce circa il 30% in meno di vitamina D di una persona più giovane con la stessa esposizione al sole).
    4. Sei sovrappeso. La vitamina D è una vitamina liposolubile simile ad un ormone, per cui il grasso corporeo agisce come un “pozzo” che attira tutta la vitamina D in circolo. Se sei in sovrappeso o obeso, è quindi molto probabile che avrai bisogno di più vitamina D rispetto a una persona magra – e lo stesso vale per le persone con elevati pesi corporei a causa della massa muscolare.
    5. Hai dolori alle ossa. Secondo il Dr. Holick, coloro che vanno dal medico per dolori alle ossa e affaticamento finiscono per essere diagnosticati come avere la fibromialgia o la sindrome da stanchezza cronica. “Molti di questi sintomi sono classici segni di deficit di vitamina D osteomalacia, che è diversa dalla carenza di vitamina D che causa l’osteoporosi negli adulti”, dice. “Quello che sta succedendo è che la carenza di vitamina D provoca un difetto nel mettere il calcio nella matrice di collagene nel vostro scheletro. Di conseguenza hai i dolori alle ossa.
    6. Ti suda la testa. Secondo il Dr. Holick, uno dei primi, classici segni di carenza di vitamina D è una testa sudata. Infatti i medici chiedevano alle nuove madri se i loro neonati avessero la testa seduta per questo motivo. Una sudorazione eccessiva nei neonati a causa di irritabilità neuromuscolare è ancora descritto come un comune sintomo precoce di carenza di vitamina D.
    7. Hai problemi intestinali. La vitamina D è una vitamina liposolubile, il che significa che se si ha una disfunzione gastrointestinale probabilmente non sarai in grado di assorbire bene i grassi, con un conseguente minore assorbimento di vitamine liposolubili come la vitamina D. I disturbi gastrointestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi in particolare sono il morbo di Crohn, celiachia, chi è sensibile al glutine e chi ha l’intestino infiammato.
    https://www.analisidelsangue.net/vitamina-d/

Centinaia di chirurghe in tutto il mondo hanno ricreato questa copertina del New Yorker. Per un'ottima ragione

Attraverso l'hashtag #ILookLikeASurgeon, le donne hanno condiviso le foto contro gli stereotipi di genere 

 

La copertina del New Yorker, che ritrae quattro dottoresse con camici e mascherine, ha ispirato centinaia di chirurghe in tutto il mondo a ricrearla. Per un'ottima ragione: le foto vorrebbero combattere gli stereotipi di genere e dimostrare che la chirurgia non è un mondo dominato soltanto da uomini, ma ha un volto femminile.
La cover, pubblicata ad inizio aprile dal magazine americano, è stata notata dalla dottoressa Susan Pitt, specializzata in chirurgia endocrina alla University of Wisconsin. In quel momento si trovava al meeting annuale dell'American Association of Endocrine Surgeons insieme ad altre colleghe: è stato a quel punto che ha avuto l'idea di riprodurre l'immagine e di incoraggiare altre donne nel mondo a fare lo stesso. La foto è stata condivisa con l'hashtag #ILookLikeASurgeon ("sembro un chirurgo") ed è stata pubblicata accanto alla copertina del New Yorker.


"Spero che questo sia servito ad aprire gli occhi e le menti della gente sul fatto che una donna può essere un chirurgo o qualsiasi cosa voglia - ha affermato la dottoressa Pitt -. Molte delle persone che hanno preso parte alla challenge hanno detto di averlo fatto per insegnare alle proprie figlie che possono essere tutto ciò che vogliono"