Endometriosi e fertilità : corretta gestione

Endometriosi e fertilità. articolo redatto dal dott. Piero Carfagna  pierocarfagna@gmail.com
L’endometriosi è una malattia associata ad infertilità che ha il suo periodo di massima incidenza nella fase di maggiore desiderio riproduttivo della coppia. Soltanto una piccolissima percentuale di donne ha diagnosticata la malattia alla fine della propria vita riproduttiva. Questo comporta che qualsiasi trattamento medico o chirurgico dell’endometriosi deve avere come primo scopo il mantenimento o il miglioramento delle possibilità riproduttive.
Idealmente questo trattamento dovrebbe essere effettuato in “Centri di Eccellenza” con le migliori competenze sia in termini di CHIRURGIA DELLA RIPRODUZIONE che di TECNICHE di RIPRODUZIONE ASSISTITA
D’Hooghe TM, Hummelshoj L.
Opinion paper: multidisciplinary centres/networks of excellence
for endometriosis management and research: a proposal.
Hum Reprod 2006;
L’endometriosi è quindi una patologia dell’età fertile. Essa si presenta con una frequenza del 10-15% delle donne in età riproduttiva. Tra le pazienti con infertilità il 30-40% è affetta da endometriosi.

Endometriosi e fertilità. In base alle localizzazioni delle lesioni si distingue una ENDOMETRIOSI ESTERNA. Le sue  localizzazioni principali sono sul PERITONEO PELVICO (Legamenti utero sacrali; legamenti rotondi e larghi; ovaio; Scavo del Douglas) e localizzazioni secondarie sono su tube, retto, vescica, sigma (più comuni) e meno frequentemente in sedi lontane come ad es. appendice, vagina, vulva, addome etc. La presenza ectopica di ghiandole e stroma endometriali nel miometrio viene definita ENDOMETRIOSI INTERNA o ADENOMIOSI. Questa colpisce soprattutto le pluripare e spesso coesiste con i miomi uterini (importante in questo caso la diagnosi differenziale). Sebbene esista una buona correlazione tra estensione, tipo e localizzazione delle lesioni endometriosiche e la sintomatologia dolorosa invece, i legami tra endometriosi e infertilità sono meno chiari, anche se l’associazione è clinicamente riconosciuta
Endometriosi e fertilità. Oggi la visione prevalente è che l’infertilità in donne con endometriosi sia multifattoriale, con molti modi attraverso i quali l’endometriosi interferisce con gli aspetti riproduttivi. Donne infertili hanno in media una probabilità del 30% di avere l’endometriosi se indagate chirurgicamente, probabilità che sale a circa il 50% se è presente una dismenorrea moderata-grave. Gli esami di “Imaging” pelvici, come l’ecografia e la risonanza magnetica, sono sempre più in grado di individuare l’infiltrazione in profondità delle lesioni endometriosiche, ma non riesce a identificare la malattia superficiale. I dati indicano che le donne trattate chirurgicamente per ogni stadio di endometriosi hanno circa un 50% di possibilità di concepimento spontaneo 1-2 anni dopo l’intervento chirurgico.Una indicazione alla chirurgia precoce nel corso di endometriosi per la gestione della sterilità associata va contro l’opinione comune a favore di un approccio graduale delle procedure. Tale approccio graduale favorirebbe prima semplici opzioni (cure mediche, i metodi non-FIV, etc), passando poi a procedure complesse (chirurgia e IVF), se le procedure semplici falliscono. Quindi, proporre un intervento chirurgico nella fase iniziale come strategia terapeutica per infertilità associata con endometriosi dovrebbe essere spiegato con cura alle pazienti, perché è controintuitivo. Le principali opposizioni alla chirurgia sono rappresentate dalla possibile riduzione della riserva ovarica in caso di interventi per l’asportazione di endometriomi ovarici.
A tal proposito è stata suggerita sia preoperativamente che a distanza dell’intervento l’esecuzione di tests di riserva ovarica.
Per la valutazione della riserva ovarica, tutti i test forniscono informazioni sul numero (ma non sulla qualità) degli ovociti rimanenti.
I due test più utilizzati sono la misurazione del livello di FSH il 3° giorno del ciclo mestruale e il numero di follicoli ovarici antrali contati tramite l’ecografia (conta dei follicoli antrali).
Un altro marker della riserva ovarica è la valutazione dell’ormone anti-mulleriano (AMH) prodotto dai follicoli ovarici (in particolare dai follicoli preantrali). Le concentrazioni di questo ormone non sono influenzate dal ciclo mestruale o dai contraccettivi orali, rendendo possibile la sua misurazione in qualsiasi momento del ciclo o durante la somministrazione di terapie ormonali. Le concentrazioni medie di ormone anti-mulleriano sono ridotte nelle donne infertili con endometriosi.
I dati in nostro possesso mostrano che l’endometrio (cioè, l’endometrio eutopico che riveste la cavità uterina) è alterato nelle donne con endometriosi. Questo, porta a chiedersi se l’endometrio è perfettamente recettivo per l’embrione in donne con endometriosi.
La soppressione ovarica con analoghi del GnRH o Contraccettivi Orali sembra correggere queste alterazioni endometriali. Questo potrebbe spiegare l’esito migliore delle tecniche di riproduzione assistita (ART) dopo soppressione ovarica con GnRH analoghi. La durata del trattamento necessario per la normalizzazione dell’endometrio in endometriosi non è ancora noto con precisione.
Dati provenienti dalle ART suggeriscono che gli effetti dell’endometriosi sulla qualità degli ovociti è probabilmente minimo, anche in quelle con scarsa risposta alla iperstimolazione ovarica controllata.
Appare evidente che nella donna infertile la diagnosi di endometriosi è un momento cruciale.
Stabilire la diagnosi di endometriosi, sulla base dei soli sintomi può essere difficile perché la presentazione è variabile e vi è una notevole sovrapposizione con altre patologie come la sindrome dell’intestino irritabile e la malattia infiammatoria pelvica. Di conseguenza vi è spesso un ritardo fino a 12 anni tra la comparsa dei sintomi e una diagnosi definitiva

Endometriosi e fertilità. Diagnosi di endometriosi

Non c’è correlazione tra STADIO e DOLORE
STADIO Lieve Grave insopportabile
I 22 13 22
II 14 54 14
III 43 33 43
IV 21 10 21
SEMEIOTICA CLINICA NEL SOSPETTO DI ENDOMETRIOSI
 Posizione e mobilità del collo uterino
 Dolore alla mobilizzazione cervicale
 Noduli sui legamenti utero-sacrali
 Dolore alla messa in tensione dei legamenti uterosacrali
 Utero irregolare aumentato di volume
 Retroversione uterina (fissa e dolorosa)
 Masse annessiali fisse
 Dolore annessiale
 Noduli del setto retto-vaginale
 Noduli endometriosici rettali
 Nodularità del Douglas
 Noduli cervicali o vaginali
Nel percorso diagnostico è bene sempre privilegiare la minima invasività e il minor costo delle procedure adottate
È indispensabile che gli esami strumentali vengano condotti e interpretati da professionisti “esperti” o “dedicati”


Endometriosi e fertilità : adenomiosi e/o adenomiomi

Endometriosi e fertilità. Un’associazione tra adenomiosi e infertilità non è stata ancora pienamente stabilita. Alcuni credono che l’adenomiosi non sia associata con l’infertilità, perché è ampiamente considerata una condizione associata con la multiparità inoltre ci sono diversi studi pubblicati in cui le donne con adenomiosi diagnosticata istologicamente dopo isterectomia sono state spesso più fertili rispetto alle donne in cui essa non è stata trovata.
Kunz et al. hanno dimostrato invece che l’adenomiosi uterina è un importante fattore di sterilità ed è un fattore predittivo negativo del risultato di gravidanza dopo ART.
Tuttavia, in programmi di donazione di ovociti, Soares et al. hanno suggerito che l’endometriosi e l’adenomiosi possono potenzialmente avere un impatto negativo sulla recettività endometriale nel contesto di un ciclo naturale, ma senza alcun impatto negativo quando i protocolli standard di “priming” endometriale sono stati utilizzati
Ci sono alcuni pubblicazioni che riguardano studi condotti su pochi casi e un solo “Case Report”
In queste serie di casi, la fertilità è stata ristabilita dopo il riuscito trattamento di adenomiosi con modalità diverse, tra cui:
– terapia ormonale
– terapia chirurgica conservativa via LPS o LPT
– terapia ormonale più terapia chirurgica conservativa via LPS o LPT,
– embolizzazione dell’arteria uterina (UAE)
La sensibilità e la specificità dell’ecografia transaddominale per la diagnosi di adenomiosi uterina è di circa il 50%
L’ecografia transvaginale si rivela superiore all’ecografia transaddominale per la diagnosi di adenomiosi uterina in quanto sia la sensibilità che la specificità diagnostica va dal 50% al 100%
I segni caratteristici di adenomiosi uterina all’ ecografia transvaginale sono:
– aumento delle dimensioni, asimmetria, retroversione, forma globulare o sferico del corpo uterino;
– ispessimento asimmetrico della parete anteriore o posteriore dell’utero, striature iperecogene o ipoecogene, lesioni circondate da ombra anecoica di 1-3 mm di diametro, margini delle lesioni non netti, lesione miometriale non capsulata,
– margine endometrio-miometrio non chiaramente definibile, e eco pattern endometriale non lineare o ispessito.


Per approfondimenti visita il sito www.francolisi.com
La notevole riduzione della riserva ovarica che si ha nelle pazienti affette da endometriosi a volte consiglia il ricorso alla fecondazione assistita.


Endometriosi Profonda: la forma piu' severa della 'malattia endometriosica'

L'endometriosi profonda e' la forma piu' severa della malattia endometriosica e rappresenta una sfida diagnostica e terapeutica
 Epidemiologia
Sono 14 milioni, secondo i dati ONU, le donne nell'Unione Europea che soffrono di endometriosi, di cui 3 milioni solo in Italia, e 150 milioni nel mondo.

Oltre il 5% delle donne che ne sono affette è compreso nella fascia di età tra i 29 e i 39 anni.
Secondo l'indagine promossa dall'Associazione Italiana Endometriosi Onlus nel 2006, il Servizio sanitario nazionale spende 54 milioni di euro solo per l'aspetto chirurgico legato all'endometriosi, 30 milioni di euro globali a causa della sterilità associata, mentre nel nostro Paese si stimano in 4 miliardi di euro i costi sociali per ore non lavorate a causa dell'endometriosi, una vera e propria malattia sociale.
Una donna su dieci in età riproduttiva è affetta da endometriosi: ciò significa che tale malattia, oltre a incidere negativamente sulla qualità di vita delle donne, è causa di sterilità nel 30% dei casi.
Si stima che più del 70% delle adolescenti con dolore mestruale severo siano affette da endometriosi.

Cos'è l'endometriosi profonda
L'endometriosi è una patologia caratterizzata dalla proliferazione di tessuto endometriale al di fuori della sua sede naturale, la cavità uterina, che provoca dolori pelvici molto forti, soprattutto durante il ciclo mestruale.

L'endometriosi profonda è la forma più severa della malattia endometriosica e rappresenta non solo una sfida diagnostica, ma anche terapeutica.
La presenza di formazioni nodulari localizzate a livello del setto retto-vaginale, dei legamenti utero-sacrali, della parete intestinale, degli ureteri o della vescica, sono caratteristiche di questa malattia.
Analogamente all'endometrio contenuto nella cavità uterina, queste lesioni sanguinano mensilmente determinando fortissimi dolori mestruali, dolore pelvico ciclico o continuo, dolore durante i rapporti sessuali, dolore alla defecazione e alla minzione, che peggiorano la qualità della vita della donna.
La difficoltà del trattamento, l'alta percentuale di recidive, le gravi ripercussioni sulla qualità della vita in termini di dolore pelvico e infertilità, gli alti costi sociali ed economici, sono gli aspetti che necessitano di un approfondimento scientifico al fine di definire un accordo per un migliore approccio alla cura di questa vera e propria malattia sociale.

Diagnosi
Esiste ancora un notevole ritardo diagnostico, inteso come lasso di tempo compreso tra la comparsa della sintomatologia dolorosa e la diagnosi definitiva, valutato intorno ai 9-11 anni.
È di estrema importanza realizzare e promuovere una campagna informativa rivolta a tutta la popolazione, che spesso non conosce questa malattia e le gravi conseguenze che ne derivano.
Le donne con endometriosi oggi richiedono una serie di servizi e di strutture in grado di affrontare i molteplici aspetti della malattia e necessitano di livelli di assistenza sociale e medico-chirurgica; un ruolo importante spetta ai partner che devono partecipano alla costruzione di una task force per combattere l'endometriosi.

Chirurgia radicale per l'endometriosi profonda
La terapia chirurgica per l'endometriosi consiste nell'asportazione radicale dei focolai di endometriosi, eseguita preferibilmente per via laparoscopica.
Le evidenze scientifiche dimostrano che esiste una correlazione tra la radicalità dell'asportazione chirurgica e il miglioramento della sintomatologia.
L'approccio chirurgico è in funzione della tipologia della lesione.
Le cisti ovariche endometriosiche o endometriomi rappresentano la forma meno grave e più facilmente diagnosticabile. L'intervento di scelta è l'asportazione laparoscopica della parete cistica.

Per quanto riguarda l'endometriosi profonda, l'asportazione radicale della malattia e il ripristino dell'anatomia pelvica rappresenta la scelta migliore per le pazienti in età fertile.
La componente di fibrosi che coinvolge i visceri pelvici rende la malattia poco responsiva al trattamento medico e richiede un approccio chirurgico complesso e multidisciplinare che coinvolga ginecologi, chirurghi intestinali e urologi.
La diagnosi preoperatoria, o almeno il sospetto diagnostico, è fondamentale per il counselling e per programmare l'intervento opportuno. La scelta terapeutica e le eventuali complicanze possono infatti avere un impatto non trascurabile sulla qualità della vita a breve e medio termine.
La qualità della chirurgia è fondamentale, e si basa su due presupposti irrinunciabili, cioè l'esperienza del chirurgo e la strumentazione.
La prima è il risultato delle conoscenze teoriche e della pratica clinica; un'equipe multidisciplinare, infatti, è fondamentale perché l'endometriosi coinvolge organi diversi e richiede quindi competenze ben codificate.
Il ruolo dei centri di riferimento universitari è pertanto fondamentale per la formazione teorica e pratica del ginecologo chirurgo inteso come una nuova figura professionale in grado di gestire questa chirurgia complessa.

La disponibilità di tecnologie avanzate è indispensabile in questo campo.
Alcuni centri hanno sperimentato con successo, al posto dell'escissione classica delle lesioni mediante forbici ed elettrocoagulazione, l'escissione laser CO2 a bassa densità di potenza, che agisce ad una profondità di 100 micron, permettendo una dissezione meticolosa con maggiore rispetto del tessuto sano, inoltre il suo utilizzo ha un effetto emostatico che rende il campo operatorio esangue, evidenziando così in maniera ottimale i piani di dissezione.
Infine, particolare non trascurabile, tale tecnica permette una notevole diminuzione dei tempi operatori. Il laser è fondamentale anche nel trattamento della forma peritoneale superficiale della malattia, che può essere causa di dolore pelvico continuo, riducendo il sanguinamento e il danno termico dei tessuti circostanti.
La conoscenza dell'anatomia addomino-pelvica, è il requisito fondamentale per questo tipo di chirurgia, e il suo rispetto è il presupposto per migliorare la fertilità, la sintomatologia e ridurre le complicanze, la qualità della chirurgia può influenzare la qualità della vita.
Per approfondire le tematiche sull'endometriosi profonda è possibile consultare i video-atti della prima "Consensus Conference sull'Endometriosi Profonda" che si è tenuta presso il Policlinico "Agostino Gemelli" dell'Università Cattolica di Roma, dal 22 al 24 Aprile 2009, collegandosi al sito www.endometriosiprofonda.it.
 

http://www.policlinicogemelli.it/guida_dett.aspx?id=40F8CE71-E53C-4049-A0E1-6877080B2429

Adenomiosi: sintomi, cause e rimedi contro l’adenomiosi

L’adenomiosi è un disturbo che non deve essere confuso con l’iperplasia endometriale (di cui già ci siamo occupati) o con l’endometriosi; si tratta di una condizione che può risultare anche del tutto asintomatica qualora si presenti in forma lieve e che comunque non deve destare grosse preoccupazioni. Come vedremo nel paragrafo dedicato ai sintomi dell’adenomiosi questo disturbo produce un quadro sintomatologico che si sovrappone con diverse altre condizioni, motivo per il quale in presenza di sintomi ben precisi si ricorrere ad esami diagnostici per immagini di modo da verificare cosa abbia effettivamente prodotto quei sintomi che, come detto, non necessariamente sono riconducibili alla sola adenomiosi
Si definisce adenomiosi una condizione patologica in cui si ha traccia di tessuto endometriale (cioè della mucosa che riveste l’utero) al livello del miometrio (cioè nella tonaca muscolare della parete dell’utero); in pratica quando la mucosa endometriale cresce in sedi che non le sono proprie arrivando a invadere il miometrio si parla specificatamente di adenomiosi. Questo disturbo viene anche identificato dal termine “endometriosi interna” ma attenzione perché, come accennato nell’introduzione di questo post, si tratta di un disturbo che non ha nulla a che vedere con l’endometriosi propriamente detta. Anche se non si tratta di un disturbo che debba destare particolari preoccupazioni l’adenomiosi può provocare fastidi anche rilevanti nelle donne che ne sono affette, per questo motivo è importante che il disturbo venga curato in maniera adeguata onde evitare che possa evolvere causando ancora più disagi alla persona.


Adenomiosi: informazioni generali

L’adenomiosi non è un disturbo particolarmente raro, colpisce tipicamente le donne tra i 35 e i 50 anni di età; fin qui ci siamo limitati a dare una definizione semplice di questo disturbo e abbiamo spiegato che l’adenomiosi non deve essere confusa ne con l’endometriosi propriamente detta (quella esterna quindi) ne con l’iperplasia endometriale, tutte patologie che, se pure possono presentarsi simultaneamente, non sono in alcun modo correlate tra loro. Nei prossimi paragrafi entreremo nel vivo di questo post sull’adenomiosi e proveremo a descrivere più nel dettaglio le cause e i sintomi di questo disturbo oltre che provare ad illustrare quali siano i migliori rimedi per curare e prevenire l’ adenomiosi
  1. Quali sono le cause dell’adenomiosi

    Le cause dell’ adenomiosi non sono ancora perfettamente note; come sempre succede in questi casi si possono identificare alcuni fattori di rischio come nel caso delle interruzioni di gravidanza o in alcune procedure chirurgiche (legatura delle tube, taglio cesareo, asportazione di polipi, etc) e nei parti multipli; il fatto però che si sia riscontrata una maggiore incidenza di adenomiosi tra le donne che hanno avuto esperienze come quelle appena descritte non ci dice molto sulle reali cause di questo disturbo. Un’altra cosa che sappiamo con certezza è che le donne in menopausa risultano pressocchè immuni dall’adenomiosi e questo probabilmente in funzione del fatto che dopo la menopausa i livelli di ormoni estrogeni calano fisiologicamente; questo aspetto sembra suggerire che gli squilibri ormonali possano giocare un ruolo importante nell’incidenza dell’adenomiosi, ma questo è ancora ben lontano dall’essere dimostrato. Concludiamo segnalando come parte della comunità scientifica, come inevitabilmente ormai accade per tutte le patologie le cui cause non siano ancora perfettamente comprese, ritiene che le cause dell’adenomiosi possano essere sostanzialmente di natura genetica, ma anche questa è un’ipotesi ancora che ancora non trova riscontri inconfutabili.
  2. Adenomiosi: i sintomi principali

    L’adenomiosi può rivelarsi del tutto asintomatica o produrre sintomi in alcuni casi anche violenti; in ogni caso, anche quando il disturbo fosse completamente asintomatico, il problema della mancata diagnosi non si pone fintanto che le donne italiane continueranno ad avere la sana abitudine di sottoporsi a periodiche visite ginecologiche di controllo. Quando l’ adenomiosi produce sintomi, invece, questi possono essere anche piuttosto violenti, in particolare il dolore (sia durante le mestruazioni sia durante i rapporti sessuali) può essere anche molto importante; altri sintomi dell’adenomiosi sono lo spotting premestruale (perdite uterine fuori dal periodo mestruale) e l’ipermenorrea (sanguinamento uterino anomalo).
  3. Come si diagnostica un’ adenomiosi

    Il miglior strumento per pervenire ad una diagnosi accurata dell’ adenomiosi è l’ecografia transvaginale cui, in certi casi, si può associare la risonanza magnetica per ottenere dei risultati ancora più precisi. Questo genere di esami in genere si mostra sempre necessario posto che, come accennato, il ginecologo riconosce comunque delle anomalie durante la normale visita di controllo ginecologica che quindi permette di evitare che il disturbo possa essere trascurato in alcun modo. Il ricorso ad esami diagnostici per immagini, semplicemente, si rende necessario per evitare che questo disturbo possa essere confuso con patologie di altra natura che presentino un quadro sintomatologico sovrapposto all’adenomiosi.
  4. Adenomiosi: quando rivolgersi al medico

    E’ importante sottoporsi abitualmente alle visite di controllo ginecologico, e questo per fortuna è un argomento ormai fuori discussione nella società italiana; allo stesso modo è importante riferire al ginecologo di fiducia la comparsa di qualunque tipo di sintomo, ma anche in questo caso non c’è certamente bisogno che lo diciamo noi di Unadieta.It visto che le donne italiane sono ormai ampliamente abituate a comportarsi in questo modo. Sarebbe bello invece che le stesse abitudini relative alla prevenzione e alla salute dell’apparato genitale iniziassero a diffondersi anche nell’universo maschile, ma questo è un altro discorso di cui certamente ci occuperemo in altri post.
  5. Cura e trattamento dell’adenomiosi

    La cura dell’adenomiosi è sostanzialmente di tipo farmacologico; nella maggior parte dei casi la somministrazione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori è sufficiente a trattare sia i sintomi che il disturbo in se. La terapia a base ormonale, invece, risulta adeguata nei casi in cui l’adenomiosi fosse correlata a valori eccessivi di estrogeni nel sangue; infine segnaliamo come il ricorso alla chirurgia per l’asportazione dell’utero è estremamente raro nel trattamento dell’adenomiosi dal momento che, tra le altre cose, oltre a non destare grosse preoccupazioni parliamo di un disturbo che regredisce completamente con l’arrivo della menopausa.

Rimedi naturali contro l’adenomiosi


Non esistono rimedi naturali contro l’ adenomiosi che possano essere considerati realmente efficaci; attualmente, come illustrato nel paragrafo precedente, l’approccio terapeutico più impiegato si basa sulla somministrazione di farmaci antidolorifici (nei casi in cui l’ adenomiosi produca sintomi particolarmente violenti) e antinfiammatori. Nemmeno nel caso di terapia ormonale questa può essere in alcun modo sostituita dal ricorso a rimedi naturali; in ogni caso, come non manchiamo mai di ripetere, la scelta dell’approccio terapeutico da impiegare spetta sempre al medico di fiducia.

Come prevenire l’adenomiosi

Dato che non si conoscono ancora bene le cause dell’adenomiosi è difficile anche definire una strategia atta a prevenire il disturbo; come detto nel paragrafo sulle cause dell’ adenomiosi esistono certamente delle condizioni che mostrano una maggior incidenza di questo disturbo, ma nemmeno questo ci permette di definire delle abitudini che possano concretamente prevenire il rischio di insorgenza di adenomiosi.

Rischi e complicazioni dell’adenomiosi

Al netto delle ricadute sulla qualità della vita delle donne affette da adenomiosi (o quanto meno nei casi in cui il disturbo si manifesti attraverso sintomi di una certa violenza) il principale rischio di complicazioni correlato a questa condizione riguarda le donne in gravidanza; le donne che soffrono di adenomiosi presentano un maggior rischio di parto prematuro, per questo motivo è importante segnalare al medico che seguirà la gravidanza un’eventuale diagnosi pregressa di adenomiosi.

Adenomiosi: conclusioni

L’adenomiosi è un disturbo che colpisce tipicamente le donne tra i 25 e i 50 anni di età, mentre ha un’incidenza praticamente nulla dopo la menopausa; questa patologia consiste nella presenza patologica di tessuto endometriale a livello del miometrio, per questo motivo viene anche chiamata endometriosi interna. L’adenomiosi può essere sia completamente asintomatica sia manifestarsi attraverso sintomi piuttosto violenti (in alcuni casi, per fortuna rari, il dolore provocato dall’adenomiosi può essere addirittura invalidante); l’approccio terapeutico ad oggi più in uso si basa sulla somministrazione di antidolorifici e antinfiammatori, mentre si ricorre alla terapia ormonale solo in presenza di alti livelli di estrogeni nel sangue. Anche se l’adenomiosi non è un disturbo che debba causare particolari preoccupazioni può rappresentare comunque una criticità durante la gravidanza, le donne che soffrono di questa patologia, infatti, sembrerebbero essere più predisposte ai parti prematuri.

http://unadieta.it/salute/1456-adenomiosi.html

LEA: logiche e risposte obsolete per la disabilità Fish onlus

COMUNICATO STAMPA - LEA: logiche e risposte obsolete per la disabilità
“Non potevamo aspettarci nulla di diverso: quando un testo di questa portata viene redatto ignorando la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, l’esito non può che essere quello che abbiamo sotto gli occhi! Un testo obsoleto, inadeguato, ampiamente irricevibile.”
Questo il primo commento del Presidente FISH, Vincenzo Falabella, all’uscita dall’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera dove è all’esame il Decreto sui nuovi LEA.
La FISH, depositando agli atti una memoria, esprime forti riserve sull’intero impianto del decreto elaborato dal Ministero. E le puntuali critiche riguardano sia le modalità di elaborazione che il merito delle disposizioni.
“Il Ministero della Salute ha di fatto rifiutato uno strutturato confronto con le associazioni delle persone con disabilità e di molte altre organizzazioni dell’impegno civile, di operatori e tecnici, perdendo un’occasione straordinaria di costruire una norma davvero efficace, moderna, condivisa. Ha invece concentrato l’attenzione al mantenimento di linguaggi e modelli vetusti e obsoleti, al contenimento dei costi in un’ottica meramente di cassa.” Ma una nota dolente è anche riservata al mancato confronto con l’Osservatorio nazionale sulla disabilità che opera all’interno del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e che in tema di LEA aveva prodotto proprie osservazioni, totalmente ignorate.
Le stesse apparenti novità rimangono incardinate in logiche che hanno già dimostrato il fallimento. Poco conta l’apprezzabile intento di ampliare l’elenco, ad esempio, delle malattie rare, quando le modalità di modificazione di quell’elenco rimangono le stesse. Poco conta prevedere ausili nuovi o tecnologicamente avanzati se poi i percorsi di erogazione mantengono criteri amministrativi e sanitarizzanti che producono più costi che risparmi e che limitano fortemente la libertà di scelta delle persone e relegano l’abilitazione e la riabilitazione lontane dal ruolo che dovrebbero avere. No: i nuovi LEA perpetuano il concetto di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede la CRPD in termini di diritto alla salute, alla mobilità, alla comunicazione.
Siamo lontanissimi dai principi di inclusione previsti dalla Convenzione ONU e dalle stesse prescrizioni dell’OMS: l’adozione di un linguaggio obsoleto, inadeguato e incongruente ne rappresentano l’evidenza.
Ma non è tutto: il regime sociosanitario, così come inteso nel testo proposto, esclude il progetto individuale ed esperienze rispettose dei diritti umani, ripropone lo schema che produce segregazione in palese violazione persino della recente norma sul “dopo di noi” (legge 112/2016). Il sociosanitario si presenta ancora una volta come una congerie di servizi per nulla raccordati e con l’individuazione di rispettive categorie di beneficiari del tutto indecifrabili e sovrapponibili (si parla ora di “disabilità complessa”, ora di “invalidità civile”, ora ancora di “non autosufficienza”) in cui la stessa persona potrebbe rientrare, con l’inevitabile esito di non promuovere il benessere della persona, ma di renderla meramente destinataria di assistenza frammentata ed inefficace.
Desolante è l’assenza di attenzione alle menomazioni di natura sensoriale e alle esigenze delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale relativamente all’informazione, alla comunicazione, all’accessibilità alle campagne di prevenzione, alle relazioni con gli operatori sanitari e sociosanitari.
E veniamo alla reale concretezza dei nuovi LEA, aspetto su cui finora è prevalso il silenzio: quando verranno applicati? Garantiranno realmente una parità di trattamento in tutto il Paese?
La reale applicazione dei LEA, e quindi la concreta ricaduta sui Cittadini, è rinviata sine die, in particolare per le prestazioni più innovative e l’assistenza protesica. Ciò traspare dall’Intesa Stato-Regioni del 9 settembre scorso: vi si prevede una generica graduale applicazione nel tempo. È giustificata l’ipotesi che tale dilazione non sia connessa a motivi organizzativi ma ad una non adeguata copertura finanziaria.
Il testo proposto lascia margini decisionali eccessivi su aspetti anche delicati, delegando alle Regioni la disciplina successiva su ambiti tutt’altro che organizzativi; l’effetto rischia di riproporre profonde disparità territoriali che ben conosciamo.
E infine “il re è nudo”: prima ancora che i nuovi LEA vengano approvati viene predisposta (Intesa Stato-Regioni del 9 settembre 2016) una Commissione per l’aggiornamento dei LEA che dovrebbe entrare immediatamente in funzione. Un implicito riconoscimento dell’inadeguatezza dello strumento regolamentare non ancora adottato. E da questa Commissione sono esclusi i Cittadini, gli operatori e i loro rappresentanti.
“Oltre al tempo, si è persa un’occasione per ripensare le politiche, i sistemi, i servizi in modo più civile, efficace, moderno e rispettoso dei diritti umani. Non possiamo che prenderne – ancora una volta – recisamente le distanze.”, conclude Vincenzo Falabella, ripetendo l’affermazione espressa in Commissione Affari Sociali.
La Memoria della FISH – Audizione 23 novembre 2016 – XII Commissione Affari sociali – Camera dei Deputati è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.fishonlus.it/…/memoria_FISH_LEA_audizione_23_11_…

Endometriosi e sessualità

http://www.margherita.net/endometriosi-e-sessualita/
L'endometriosi è una patologia ginecologica caratterizzata dalla crescita di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. Tale condizione è solitamente contraddistinta dalla presenza di dolore cronico che può esplicarsi in diversi modi (es. dismenorrea, dispareunia, dischezia e disuria) ed essere più o meno invalidante, tuttavia può essere anche asintomatica e in alcuni casi associarsi a infertilità. A causa della sintomatologia, del ritardo nella diagnosi, della natura cronica, della mancanza di una cura definitiva, dell’invasività di alcuni trattamenti e del rischio di infertilità, la condizione può comportare notevoli ripercussioni sulla qualità della vita e sulla salute psicologica, relazionale e sessuale.
Restringendo il focus sulla sessualità, quali sono i fattori coinvolti?
Naturalmente la salute sessuale è strettamente correlata alla stato di salute generale e al benessere psicologico e relazionale, perciò le ripercussioni che la patologia comporta in queste aree possono svolgere un ruolo importante nella vita sessuale delle donne affette. Tuttavia, ci sono dei fattori caratteristici dell’endometriosi che possono essere principalmente implicati nell’influenza sulla sessualità: il dolore, l’impatto sull’identità femminile e le difficoltà riproduttive.
Il dolore sicuramente ricopre un ruolo importante. La maggior parte delle donne affette da endometriosi soffre di dispareunia (dolore durante o dopo il rapporto sessuale) e quando questo accade spesso le difficoltà coinvolgono tutte le fasi della risposta sessuale: desiderio, eccitazione, orgasmo e soddisfazione. Infatti, quando la sessualità si associa al dolore e non più al piacere è facile che ci siano ripercussioni su tutto il funzionamento sessuale. Tuttavia, il dolore non rappresenta l’unica componente implicata nelle difficoltà sessuali presenti nelle donne con endometriosi. Anche quando la patologia è asintomatica, la scoperta della diagnosi può avere un’influenza su come la donna vive la sua sessualità. Per ragioni biologiche, emotive e simboliche, gli organi coinvolti hanno un ruolo chiave nell’erotismo femminile, perciò avere una patologia ginecologica di questo tipo può avere un impatto sull’identità femminile comportando una diminuzione dell’autostima e della capacità di sentirsi attraente, come se ci si sentisse “diverse” dalle altre donne.
Nel caso di infertilità, inoltre, il quadro potrebbe complicarsi perché oltre ad essere colpiti gli organi simbolo della femminilità, viene colpita anche la capacità riproduttiva, culturalmente associata all’essere donna. Unito a questo, nel caso di difficoltà riproduttive solitamente il focus viene spostato dal desiderio di vivere una sessualità soddisfacente alla ricerca di gravidanza. Accade spesso che i rapporti siano intrapresi per la riproduzione e non per il desiderio e messi in atto seguendo uno specifico calendario e specifici accorgimenti; in questi casi è come se si assistesse al passaggio da “voglio” a “devo”, controproducente per un buon livello di soddisfazione sessuale. Inoltre, in alcuni casi, non è l’endometriosi di per sé a creare problemi, ma lo sono i trattamenti più invasivi, come interventi chirurgici debilitanti o farmaci che inducono la menopausa.
In questi casi, oltre ad esserci alterazioni ormonali che possono avere un peso sul funzionamento sessuale, non si può non considerare l’impatto a livello psicologico di tali trattamenti. Per queste peculiarità, l’endometriosi può avere una forte influenza nella vita sessuale della donna che ne soffre e, come si può notare, pur essendo una patologia ginecologica, sono evidenti le componenti psicosociali coinvolte.
Perché quando abbiamo a che fare con l’endometriosi è importante parlare di sessualità?
Perché solitamente l’interesse e l’attenzione è spesso rivolta a tutte quelle condizioni che comportano ripercussioni sulla salute fisica o rischi per la vita o che intaccano funzioni importanti come quella riproduttiva. Quando si parla di condizioni che colpiscono la qualità della vita sessuale femminile e che riguardano in particolare il dolore, invece, l’interesse sociale diminuisce, come se il piacere femminile non fosse qualcosa di contemplato nella nostra cultura.
Le donne possono sentirsi sole e non legittimate a chiedere aiuto per le difficoltà di natura sessuale, pensando che non ci siano soluzioni e mettendo da parte un aspetto importante della propria vita. Parlare con il proprio ginecologo delle problematiche in questa area e rivolgersi ad uno psico-sessuologo può essere un passo importante per ricevere informazioni corrette, elaborare vissuti legati alla diagnosi che possono avere un ruolo nelle difficoltà sessuali, ma anche per valutare il ventaglio di soluzioni disponili per riappropriarsi di una soddisfacente vita sessuale.
Per maggiori informazioni sul tema segnaliamo il servizio di consulenza telefonica gratuita dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma (ISC) disponibile dal lunedì al giovedì dalle 15:00 alle 19:00 al numero 06 85356211. Un team di psicologi con specializzazione in sessuologia clinica risponderà alle vostre domande e fornirà indicazioni utili rispetto ai temi della sessualità.
Valentina Rossi
Istituto di Sessuologia Clinica